Riforma dello sport: le nuove regole dopo il decreto correttivo bis

Riforma dello sport 2023

Di cosa parliamo

  1. Introduzione alla Riforma dello Sport
  2. Chi è il lavoratore sportivo?
  3. Il rapporto di lavoro subordinato sportivo
  4. Particolarità ed esclusioni normative
  5. Sintesi delle novità del decreto correttivo
  6. Collaborazioni coordinate e continuative
  7. Arbitri e giudici di gara
  8. Comunicazioni al RASD
  9. Collaborazioni amministrativo-gestionali
  10. Prestazioni sportive dei volontari

    Introduzione alla Riforma dello Sport

    Dallo scorso 1° luglio 2023, con l’entrata in vigore delle ultime modificazioni apportate dal decreto correttivo bis (D.Lgs. n. 120/2023), la Riforma dello Sport ha compiuto un passo decisivo. Queste disposizioni vanno a incidere in modo significativo sulla disciplina del rapporto di lavoro nello sport, eliminando le distinzioni precedentemente esistenti tra il settore professionistico e quello dilettantistico e introducendo, al contempo, una definizione unitaria del lavoratore sportivo.

    Chi è il lavoratore sportivo?

    Il decreto definisce come lavoratore sportivo tutte quelle figure che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore di appartenenza, si impegnano in attività sportiva verso un corrispettivo. Questo comprende atleti, allenatori, istruttori e altre figure chiave, ognuna delle quali ricopre un ruolo necessario per lo svolgimento delle attività sportive. Si intende per lavoratore sportivo quello che esercita presso enti riconosciuti e tesserati quali federazioni, associazioni, discipline, CONI e CIP. In contrasto, il volontario in ambito sportivo è colui che non riceve compensi per le sue attività, ma solo un rimborso spese.

    Il rapporto di lavoro subordinato sportivo

    La gestione del rapporto di lavoro subordinato è al centro della nuova disciplina e ne emerge un’immagine normata e strutturata: il contratto deve essere scritto, depositato presso l’organismo competente entro 7 giorni dalla stipula e basato su un modello tipo aggiornato ogni tre anni. Inoltre, deve includere una clausola che preveda l’obbligo di rispettare le direttive tecniche per il successo degli obiettivi agonistici.

    Particolarità ed esclusioni normative

    Il decreto legislativo porta con sé delle specifiche esclusioni rispetto al diritto del lavoro ordinario, riflettendo le peculiarità del settore sportivo. Normative che regolano i controlli di salute, la sicurezza sul lavoro o i licenziamenti individuali non trovano applicazione nei rapporti di lavoro subordinato sportivo. Inoltre, le figure non direttamente coinvolte nella competizione, come receptionist o addetti alla manutenzione, non sono qualificabili come lavoratori sportivi e restano regolamentate dalle norme ordinarie sui rapporti di lavoro subordinati.

    Sintesi delle novità del decreto correttivo

    La riforma apporta notevoli cambiamenti alle precedenti normative, delineando una nuova realtà per il mondo dello sport a carattere dilettantistico e professionistico. Dalla ridefinizione di lavoratore sportivo alla gestione contrattuale, fino alle specifiche mansioni che consentono di accedere a questo status, questo ambizioso intervento nella legislazione sportiva sta a significare un rinnovato slancio verso un’organizzazione più equa e sistematica dello sport italiano.

    Collaborazioni coordinate e continuative

    Tra le novità apportate dal decreto correttivo, spicca la nuova regolamentazione delle collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co.), specie per quanto concerne l’impegno orario settimanale. Il limite è stato ampliato a 24 ore settimanali (escluse le ore dedicate a manifestazioni sportive), entro il quale si presume che la natura del rapporto in questione sia autonomo. Si da enfasi alle seguenti condizioni:
    • Il lavoro sportivo non ecceda le 24 ore settimanali.
    • Le prestazioni siano coordinate sotto il profilo tecnico-sportivo, coerenti con i regolamenti degli organismi sportivi affiliati.
    È importante sottolineare che nonostante sia possibile stabilire rapporti di co.co.co. oltre le 24 ore settimanali, in tal caso non verrà applicata la presunzione legale di collaborazione e sarà necessario fornire prova che il rapporto sia effettivamente di natura collaborativa e non subordinata.

    Arbitri e giudici di gara

    Una particolare enfasi è stata data alla posizione degli arbitri e giudici di gara. La normativa stabilisce nuove direttive per questi soggetti, delineando una semplificazione nel processo contrattuale. Per ogni prestazione individuale non sarà più obbligatorio formalizzare un contratto di co.co.co.; è sufficiente invece una comunicazione o designazione da parte dell’organismo sportivo competente. Inoltre, è previsto il riconoscimento di un rimborso forfettario mensile fino a 150 euro per coprire le spese sostenute, inclusa l’attività all’interno del proprio comune di residenza.

    Comunicazioni al RASD

    Il correttivo bis introduce una maggiore onerosità nelle comunicazioni al RASD (Registro Attività Sportive Dilettantistiche), imponendo agli enti sportivi l’obbligo di segnalare qualsiasi contratto di lavoro sportivo, indipendentemente dall’ammontare del compenso. Questa modifica aumenta considerevolmente gli obblighi informativi a carico degli enti sportivi dilettantistici, abolendo l’esonero precedente per contratti co.co.co. sportivi inferiori a 5.000 euro.

    Collaborazioni amministrativo-gestionali

    Per quanto riguarda le attività amministrativo-gestionali, viene chiarito che le collaborazioni coordinate e continuative non possono essere stabilite per coloro che operano entro una professione regolamentata e esigono l’iscrizione in albi professionali. Pur usufruendo delle stesse agevolazioni fiscali e contributive previste per il lavoro sportivo, questi rapporti differiscono dalle collaborazioni sportive per gli adempimenti richiesti, inclusa la necessità di rilasciare buste paga anche per compensi al di sotto della soglia di 15.000 euro.

    Prestazioni sportive dei volontari

    Riguardo l’utilizzo di volontari negli enti sportivi dilettantistici, si sottolinea l’incompatibilità tra il loro impiego e qualsiasi forma di lavoro retribuito all’interno dello stesso ente. I volontari possono essere rimborsati esclusivamente per le spese documentate e sostenute, con la possibilità di ricorrere all’autocertificazione per rimborsi non superiori a 150 euro mensili.